Italia, immatricolazioni in forte aumento a febbraio
9 apr 2026 | 2 min di lettura | Pubblicato da Paolo Fiore

Il mercato europeo dell'automobile torna a registrare un risultato positivo. La crescita, ammette l’Unrae (l’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri), è “modesta”. Ma è pur sempre un passo avanti in un momento molto delicato per il settore. Le immatricolazioni sono aumentate dell’1,7%. A causa di un gennaio sofferto, però, le vendite del primo bimestre dell’anno sono ancora inferiori dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. E resta forte il ritardo (-18,3%) rispetto ai volumi pre-Covid. L’Italia, però, corre.
Italia in testa
Analizzando l'andamento dei principali mercati europei, a febbraio emerge un quadro molto differenziato: l’Italia ottiene la performance migliore, con una crescita del 14%. In positivo, seppur con ritmi diversi, anche Spagna (+7,5%), Regno Unito (+7,2%) e Germania (+3,8%). La Francia, invece, continua a soffrire, con un calo delle immatricolazioni del 14,7%.
Grazie a questi risultati, l’Italia conquista la seconda posizione tra tutti i mercati europei sia a febbraio che nel primo bimestre dell’anno, come era già accaduto nel gennaio-febbraio 2025.
Elettrico in ritardo
Il nostro Paese, però, continua a muoversi al rallentatore verso una mobilità più sostenibile. Le auto ricaricabili (cioè elettriche e ibride plug-in) rappresentano il 16% delle immatricolazioni. È la quota più bassa tra i principali mercati europei.
Le elettriche, in particolare, hanno risentito positivamente degli incentivi e dei tassi sui prestiti stabili. Ma la distanza dagli altri è ancora notevole: le ricaricabili raggiungono il 21,7% in Spagna, il 32,3% in Francia, il 33,4% in Germania e il 35,8% nel Regno Unito. L’Italia è lontana anche dalla media europea, al 29,3%.
Il ruolo delle flotte aziendali
I ritardi del passaggio all’elettrico, secondo l’Unrae, non si devono solo all’adozione delle famiglie ma anche e soprattutto alle auto aziendali, che secondo l’organizzazione rappresentano “il principale motore della transizione energetica nel settore”.
L’Italia, con il 45,8%, continua infatti a essere l’unico grande Paese europeo con una quota di immatricolazioni aziendali inferiore al 50%. La capofila, la Germania, è distante più di 20 punti percentuali (66,4%).

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