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Come chiedere un prestito se si è stranieri

12 dic 2016 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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L’integrazione degli stranieri passa attraverso l’inclusione finanziaria. È l’opinione dell’Associazione bancaria italiana (Abi), che di recente ha presentato i risultati dell’ultima indagine realizzata dall’Osservatorio nazionale sull’inclusione economica e finanziaria dei migranti, nato dalla collaborazione tra Abi e ministero dell’Interno e gestito dal Centro studi di politica internazionale (Cespi). L’indagine è stata illustrata durante il Forum Csr 2016, appuntamento che l’Abi organizza ogni anno per parlare di responsabilità sociale d’impresa. Ebbene, dall’inchiesta è emerso che alla fine del 2015 erano più di 2 milioni e mezzo i conti correnti intestati a cittadini stranieri, di 22 diverse nazionalità. In altre parole, tre migranti su quattro posseggono un conto tramite il quale accedono ai principali servizi finanziari. Stando ai dati raccolti dall’Osservatorio, metà dei conti correnti intestati a immigrati comprende l’internet banking, mentre il 41% ha servizi di finanziamento, il 40% servizi assicurativi e il 15% servizi di investimento. Per ciascun conto corrente, poi, vanno considerati mediamente 1,5 strumenti di pagamento e due servizi di gestione della liquidità.

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Non solo. L’Osservatorio ha evidenziato anche che i cittadini stranieri investono ancora in immobili, tanto che i prestiti per l’acquisto della casa costituiscono il 33% della “torta” dei crediti erogati dalle banche, con una crescita del 2,7% in confronto al 2014. Dati, questi, che offrono lo spunto per un ripasso sul tema dei prestiti per stranieri. Chi è regolarmente in Italia può farne richiesta senza problemi, se ne ha bisogno. I requisiti sono simili a quelli che si richiedono ai cittadini italiani: per cominciare, tutti gli stranieri, siano essi comunitari o extracomunitari, devono avere la residenza in Italia. Nel secondo caso, e cioè se sono extracomunitari, devono anche essere in possesso del permesso di soggiorno. Bisogna poi che siano in grado di dimostrare di avere una fonte stabile di reddito, e ciò vuol dire - considerando che i cittadini stranieri in Italia in media hanno meno di 40 anni d’età - un lavoro stabile e regolare. In questo modo, non avranno problemi ad accedere a finanziamenti sotto forma, per esempio, di cessione del quinto e prestiti personali.

Può capitare che alcune società creditizie prevedano, come requisito più specifico, che il cittadino straniero non comunitario sia inquadrato a livello lavorativo con un contratto a tempo indeterminato da minimo sei mesi. Non c’è da scoraggiarsi: il mercato del credito in Italia offre diverse soluzioni per i cittadini provenienti da altri Paesi, e non tutte sono riservate a chi ha avuto la bravura e la fortuna di riuscire a firmare un contratto a tempo indeterminato. Alcune proposte, infatti, sono messe a punto per chi ha un contratto a termine, così come non mancano le agevolazioni pensate appositamente per chi è in Italia per studiare e lo fa con impegno e risultati brillanti, ma non ha grandi possibilità economiche. Anche per i cittadini stranieri, come per quelli italiani, vale la raccomandazione di valutare attentamente sia le offerte sia la serietà di chi le propone, per ottenere un piano di rimborso rateale cui si possa far fronte senza ansia e con serenità.

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