La truffa dell’emergenza familiare


“Ciao mamma, ho perso il telefono. Questo è il mio nuovo numero. Ho un problema urgente e ho bisogno che mi mandi dei soldi”. Quante volte vi è capitato di ricevere un messaggio di questo tenore sul telefonino? E quante volte lo avete – giustamente – ignorato?
Avete fatto bene: perché dall’altra parte c’è spesso un truffatore pronto ad approfittare della vostra (comprensibilissima) ansia genitoriale.
Al meccanismo della truffa dell’emergenza familiare la Banca d’Italia ha recentemente dedicato un approfondimento sul suo portale “L’economia per tutti”.
Si tratta di un meccanismo tanto semplice quanto insidioso, specialmente perché fa leva su due emozioni molto forti e radicate:
la paura per la persona cara;
l’istinto di proteggerla e di aiutarla immediatamente.
La truffa dell’emergenza familiare
Tutto comincia appunto con un messaggio o con una telefonata che, all’apparenza, proviene da un familiare. Le fattispecie possono essere le più disparate: un incidente stradale, un’emergenza sanitaria, un telefono guasto o smarrito, un pagamento urgentissimo ma impossibile da effettuare.
A volte il truffatore si spaccia lui stesso (o lei stessa) per la persona in difficoltà; altre volte, invece, fa finta di essere un medico, un avvocato, un rappresentante delle forze dell’ordine.
Non cambia il finale, che vi possiamo tranquillamente “spoilerare”: servono soldi, soldi, soldi. E subito. Con bonifico istantaneo o ricarica di una carta prepagata.
Il ruolo della tecnologia nella truffa
Ebbene, sì: purtroppo, in questi casi, la tecnologia può aiutare i malintenzionati, che magari riescono a raccogliere informazioni personali tramite social network e utilizzare l’Intelligenza Artificiale per riprodurre la voce del familiare, creando messaggi vocali falsi ma molto, molto, molto realistici.
Come difendersi? Attenzione all’effetto-urgenza
Se l’aggancio avviene con una telefonata, una volta che hanno in linea l’obiettivo, i manigoldi faranno di tutto per impedirgli (o impedirle) di riagganciare. “No, signora, lei non capisce, suo figlio/sua figlia è in una posizione molto seria”: insomma, al di là del personaggio (inventato) che sta dall’altra parte, il tono è sempre più o meno questo.
Un buon antidoto è dimenticarsi le buone maniere. E buttare giù. E se invece la “richiesta di aiuto” arriva via sms da un presunto figlio o figlia che dice di aver perso o rotto il cellulare, vale lo stesso: assolutamente non rispondere e prendersi qualche minuto per verificare che cosa realmente sta succedendo.
In che modo? Banalmente, contattando il familiare in questione al numero che avete già nella vostra rubrica ed evitando quello che vi è stato dato durante la telefonata (o quello indicato nel messaggio).
Ma attenzione anche al cosiddetto “spoofing”: si tratta di una tecnica con la quale i truffatori possono falsificare l’identificativo del chiamante, facendolo sembrare un numero a voi conosciuto.
Infine, le regole d’oro di sempre:
non fare pagamenti;
non cliccare sui vari link;
non condividere informazioni personali prima di aver verificato l’identità di chi ti sta contattando.
Quando nel mirino c’è il credito al consumo
Anche il credito al consumo, lo sappiamo, può essere un campo minato di trappole. E non certamente per quegli operatori che fanno bene il loro lavoro, rispettando tutte le regole. È per via di chi punta a impossessarsi – con i più astuti raggiri – dei vostri dati per poi chiedere un prestito al posto vostro.
Ne abbiamo parlato tante volte, evidenziando come spesso la sgradevole sorpresa si ha quando si va a chiedere un finanziamento e il finanziamento non viene concesso perché risultano precedenti prestiti non pagati. Non da voi, è chiaro: da chi li ha richiesto spacciandosi per voi.
Per proteggersi è fondamentale:
prestare attenzione alla condivisione dei documenti personali, evitando di inviare copie della carta d’identità e del codice fiscale attraverso canali non sicuri;
proteggere i vostri account con password forti e autenticazione a due fattori;
monitorare periodicamente la vostra posizione creditizia, consultando banche dati come Eurisc di Crif e la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia.
Se si scopre un prestito mai richiesto, è importante presentare subito denuncia alle autorità e disconoscere formalmente il finanziamento presso la banca o la finanziaria coinvolta, chiedendo anche la rettifica di eventuali segnalazioni creditizie illegittime.
Prevenzione e monitoraggio restano gli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di frodi creditizie.
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