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Fase 3: spesa Made in Italy per l’82% degli italiani

Pubblicato il 11 agosto 2020
Fase 3: spesa Made in Italy per l’82% degli italiani

A guidare la scelta non è solo la qualità

Tra cassa integrazione e indennità, la propensione alla spesa si è ridotta. Tra i settori che hanno meglio retto al lockdown e al post-lockdown c'è però quello alimentare. Gli italiani guardano ancora con incertezza al futuro, frenando l'acquisto di beni durevoli e la richiesta di prestiti, ma non rinunciano al buon cibo. E, secondo un'indagine di Coldiretti/Ixè, optano sempre più spesso per una spesa made in Italy: l’82% dei consumatori privilegia nel carrello i prodotti tricolore. A guidare questa tendenza non è solo la qualità ma anche la volontà di sostenere l’occupazione e l’economia nazionali in un momento complicato per il Paese.

Coldiretti sta assecondando e spingendo il trend con l'iniziativa #MangiaItaliano, che punta proprio a valorizzare la filiera agroalimentare domestica. L'attenzione al made in Italy conferma la bontà della direzione intrapresa dalle autorità e dalle organizzazione europee, sempre più attente alla tutela dei prodotti di qualità e impegnate nell'estensione dell'obbligo di indicazione di provenienza sulle etichette.

L’etichettatura dei salumi è l’ultimo capitolo della battaglia per la trasparenza. L’obbligo di indicare in etichetta l’origine di pelati, polpe, concentrato e altri derivati del pomodoro era arrivato nel 2018. Nello stesso anno è stata anche la volta di grano per la pasta e del riso. Nel 2017 era scattato l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati. A livello europeo, spiega Coldiretti, il percorso verso una maggiore trasparenza è iniziato nel 2002, con la necessità di indicare la provenienza della carne bovina dopo il caso mucca pazza. Dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, da agosto 2004, l’obbligo di stampare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. La Commissione Ue ha confermato la necessità di indicare l'origine anche nel caso di funghi e tartufi spontanei. Coldiretti ha già fissato i prossimi obiettivi: includere il luogo d'origine per i prodotti ortofrutticoli trasformati (come succhi di frutta e marmellate) e per carne e pesce serviti nei ristoranti.

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Il profilo dell'autore

Paolo Fiore, giornalista professionista e leccese in trasferta: Bologna, Roma, New York, Milano. Dopo la Scuola di giornalismo Walter Tobagi, ha scritto per Affaritaliani, MF-Milano Finanza, l'Espresso, Startupitalia e Skytg24.it. Si occupa di economia e innovazione per Agi, FocuSicilia e collabora con il gruppo Rcs.

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