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Prestiti e consumi, così la seconda ondata danneggia 110 mila attività

Pubblicato il 13 novembre 2020
Prestiti e consumi, così la seconda ondata danneggia 110 attività

Prevista una contrazione dei consumi delle famiglie per 5,8 miliardi di euro

Mentre le curve di contagio continuano a innalzarsi in tutto il mondo, le prospettive di ripresa dei mercati si allontanano: l’impatto economico della nuova fase di lockdown non si farà attendere e porterà a una perdita di altri 5,8 miliardi di euro di consumi delle famiglie. Queste le stime di Confesercenti, che delineano uno scenario difficile per i settori di commercio, turismo e somministrazione.

Consumi in picchiata

I nuovi provvedimenti di contenimento del Covid-19 hanno già portato a un crollo generalizzato dei consumi delle famiglie: solo la mancanza dell’indotto della serata di Halloween, per fare un esempio, ha determinato la perdita di circa 200 milioni di euro nei consumi in commercio, eventi e ristorazione.

Secondo Confesercenti la chiusura anticipata alle 18 costa al settore di bar e ristorazione circa 50 milioni di euro al giorno, mentre nei comparti di commercio, turismo e somministrazione si aggiungono altre 20 mila attività alle 90 mila imprese a rischio chiusura, portando a 110 mila le cessazioni di impresa previste quest’anno.

Previsioni al ribasso

Ipotizzando che le misure verranno rimosse all’inizio di dicembre, quindi senza impatto sullo shopping natalizio, Confesercenti prevede una contrazione dei consumi per 5,8 miliardi di euro (-0,3% del Pil) a causa della seconda ondata, portando la stima della riduzione complessiva della spesa delle famiglie per il 2020 da 90 a 95,8 miliardi di euro.

Viste la curva dei contagi e la dimensione trasversale delle nuove misure, messe in atto in tutta Europa, lo scenario peggiora. Se si dovesse tornare a un lockdown totale per altri due mesi, la spesa crollerebbe di circa 40 miliardi, con effetti persistenti su consumi e prestiti personali anche dopo le riaperture.

Servono misure di sostegno subito

In questo quadro ogni giorno più drammatico è necessario, secondo l’associazione, che il Governo intervenga in sostegno alle imprese in modo più ampio e tempestivo. Gli effetti delle restrizioni si fanno sentire su tutte le attività e in molti casi potrebbero significare chiusura. Perciò, sottolinea la presidente nazionale di Confesercenti Patrizia De Luise, è necessario che le misure di supporto siano garantite a tutte le imprese in sofferenza, a prescindere dal codice Ateco di appartenenza.

Dovrebbero essere bloccate le procedure di fallimento, per evitare che le imprese insolventi cadano nelle mani della criminalità organizzata, e molti altri settori dovranno essere inclusi nel Decreto Ristori. Sarebbe inoltre fondamentale, secondo Confesercenti, far arrivare le risorse finanziarie in tempi brevi, durante la fase acuta dell'emergenza e non dopo.

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Il profilo dell'autore

Paolo Fiore, giornalista professionista e leccese in trasferta: Bologna, Roma, New York, Milano. Dopo la Scuola di giornalismo Walter Tobagi, ha scritto per Affaritaliani, MF-Milano Finanza, l'Espresso, Startupitalia e Skytg24.it. Si occupa di economia e innovazione per Agi, FocuSicilia e collabora con il gruppo Rcs.

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